Divulgazione
Impianto one step di protesi di anca bilaterale su artrosi: vantaggi e svantaggi
L’impianto “one step” di protesi d’anca bilaterale significa sostituire entrambe le anche nella stessa seduta operatoria, in un unico ricovero e con un’unica anestesia. Può essere indicato in alcuni pazienti con artrosi significativa bilaterale, ma non è adatto a tutti.
Vantaggi
1. Un solo intervento e una sola anestesia
Si evita di affrontare due operazioni separate, con due anestesie e due periodi di preparazione.
2. Un solo ricovero
Il paziente fa un unico percorso ospedaliero, con una sola degenza e un solo periodo post-operatorio.
3. Riabilitazione unica
Si recuperano entrambe le anche contemporaneamente. Questo può essere utile quando entrambe sono molto dolorose, perché operarne una sola può lasciare l’altra come limite importante alla riabilitazione.
4. Recupero globale più rapido
Rispetto a due interventi distanziati di mesi, il tempo complessivo per tornare a camminare bene e riprendere le attività e’ molto più breve.
5. Miglior equilibrio e simmetria
Correggere entrambe le anche insieme può aiutare a ristabilire meglio lunghezza degli arti, postura e cammino, soprattutto se entrambe le articolazioni sono gravemente compromesse.
6. Minori costi complessivi e minore tempo “malato”
In genere si riducono i giorni totali di ricovero, visite, riabilitazione e assenze da lavoro o attività.
Svantaggi e rischi
1. Intervento più lungo e impegnativo
Operare entrambe le anche richiede un tempo chirurgico piu’ lungo e maggiore stress per l’organismo rispetto a una singola protesi.
2. Maggiore perdita di sangue
Il rischio di anemia post-operatoria e di necessità di trasfusioni può essere più alto rispetto a un intervento monolaterale.
3. Maggior impegno cardiovascolare e respiratorio
È un’opzione da valutare con molta attenzione in pazienti con problemi di cuore, polmoni, reni, diabete mal controllato, obesità importante o età avanzata/fragilty.
4. Riabilitazione iniziale più difficile
Non c’è un’anca “buona” su cui appoggiarsi. Nei primi giorni il paziente può avere più difficoltà ad alzarsi, camminare, salire le scale e gestire le attività quotidiane.
5. Se compare una complicanza, può coinvolgere un quadro più complesso
Complicanze come infezione, lussazione, trombosi venosa, embolia polmonare, dolore importante o ritardo nel recupero possono avere un impatto maggiore perché il paziente è stato operato da entrambi i lati.
6. Maggiore necessità di assistenza dopo la dimissione
Spesso serve un supporto familiare, riabilitativo o un periodo in struttura riabilitativa, almeno nelle prime settimane.
Chi è un buon candidato?
In genere il “one step” è più adatto a pazienti:
- in buone condizioni generali;
- non troppo anziani o comunque biologicamente “robusti”;
- senza gravi malattie cardiache, respiratorie o renali;
- senza anemia importante;
- con peso corporeo non eccessivo;
- motivati e in grado di seguire la riabilitazione;
- con artrosi severa e sintomatica da entrambi i lati.
È invece spesso meno indicato in caso di:
- cardiopatie importanti;
- insufficienza respiratoria;
- insufficienza renale significativa;
- diabete mal controllato;
- obesità severa;
- anemia;
- terapia anticoagulante complessa;
- età avanzata con fragilità;
- rischio anestesiologico elevato.
Alternativa: intervento in due tempi
L’altra possibilità è fare prima un’anca e poi l’altra dopo alcune settimane o mesi.I vantaggi sono:
- minore stress chirurgico per volta;
- recupero iniziale più semplice;
- minore perdita ematica per singolo intervento;
- possibilità di valutare il risultato della prima protesi prima di fare la seconda.
Gli svantaggi sono:
- due anestesie;
- due ricoveri;
- due riabilitazioni;
- tempi complessivi più lunghi;
- nel frattempo l’anca non operata può limitare il recupero.
In sintesi
La protesi bilaterale d’anca “one step” può essere molto vantaggiosa in caso di artrosi severa bilaterale, soprattutto in pazienti in buone condizioni generali. Offre un recupero complessivo più rapido e una sola riabilitazione, ma è un intervento più impegnativo, con maggiori richieste per organismo, équipe chirurgica e percorso post-operatorio.
La decisione dovrebbe essere presa dopo valutazione con ortopedico e anestesista, considerando età, condizioni generali, esami del sangue, cuore, polmoni, rischio trombotico, peso, autonomia e supporto familiare dopo l’intervento.