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Divulgazione

Accesso anteriore o posterolaterale nella protesi di anca

Nella protesi d’anca gli accessi più usati sono anteriore diretto e posterolaterale. Entrambi possono dare ottimi risultati: la scelta “migliore” dipende soprattutto da esperienza del chirurgo, anatomia del paziente, tipo di impianto e profilo di rischio.

Accesso anteriore diretto

È un approccio anteriore all’anca, tra piani muscolari naturali, spesso definito “muscle-sparing”.

Vantaggi possibili

  • Minor/nessun danno muscolare diretto, perché passa tra i muscoli.
  • Recupero iniziale spesso più rapido nelle prime settimane.
  • Meno dolore precoce in alcuni pazienti.
  • Minore rischio di lussazione posteriore, perché non si staccano i muscoli rotatori posteriori.
  • Più facile controllo intraoperatorio della lunghezza degli arti, specie se si usa lettino dedicato o fluoroscopia.

Svantaggi/limiti

  • Tecnica più impegnativa, con curva di apprendimento importante.
  • Può essere più difficile in caso di:
  • obesità importante;
  • muscolatura molto sviluppata;
  • deformità complesse;
  • esiti di fratture o precedenti interventi;
  • anche molto rigide.
  • Possibile rischio di irritazione o lesione del nervo cutaneo femorale laterale, con formicolii o intorpidimento sulla coscia antero-laterale.
  • In alcuni casi può esserci maggiore rischio di fratture intraoperatorie o problemi di posizionamento se l’esperienza è limitata.

Accesso posterolaterale

È un approccio postero-laterale all’anca. È molto diffuso, ben conosciuto e versatile.

Vantaggi

  • Ottima esposizione dell’articolazione.
  • Tecnica molto consolidata, adatta a molti tipi di pazienti e situazioni.
  • Particolarmente utile in:
  • deformità importanti;
  • revisioni;
  • interventi complessi;
  • pazienti obesi;
  • anche molto rigide;
  • necessità di esposizione ampia.
  • Minor rischio di disturbi sensitivi anteriori di coscia rispetto all’accesso anteriore.

Svantaggi/limiti

  • Richiede il distacco e poi la riparazione di muscoli/tendini posteriori, in particolare rotatori esterni brevi e capsula posteriore.
  • Storicamente associato a maggiore rischio di lussazione posteriore, anche se oggi con riparazione capsulo-tendinea, teste femorali più grandi e buona tecnica il rischio si è molto ridotto.
  • Recupero iniziale talvolta un po’ più lento rispetto all’anteriore, ma le differenze spesso si riducono dopo alcuni mesi.

Differenze pratiche

AspettoAccesso anterioreAccesso posterolaterale
Recupero inizialeSpesso più rapidoTalvolta più graduale
Dolore inizialeSpesso minoreVariabile
Rischio lussazioneGeneralmente bassoBasso se tecnica accurata, ma storicamente più alto
VersatilitàMeno adatto a casi complessiMolto versatile
Rischio nervosoNervo cutaneo femorale lateraleMeno parestesie anteriori
Pazienti obesi/deformitàPuò essere più difficileSpesso più agevole
Risultato a medio-lungo termineSimileSimile

Quale scegliere?

In generale:

  • Se il paziente è in buone condizioni, non obeso, senza deformità importanti e il chirurgo è molto esperto nell’accesso anteriore, l’anteriore può offrire vantaggi nel recupero precoce.
  • Se il caso è complesso, c’è obesità importante, deformità, precedenti interventi o serve esposizione ampia, il posterolaterale può essere preferibile.
  • A distanza di mesi/anni, i risultati in termini di dolore, funzione e durata della protesi sono spesso molto simili.

Punto più importante

Più che l’accesso in sé, contano:

  • esperienza del chirurgo con quella via;
  • corretto posizionamento delle componenti;
  • scelta adeguata dell’impianto;
  • prevenzione di infezioni, trombosi e lussazione;
  • buona riabilitazione post-operatoria.

Prof. Dr. Stefano Zanasi

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